sabato 20 febbraio 2016

LA VAMPIRA NUDA O L'ARTE IMPURA DI JEAN ROLLIN di Domenico Monetti

 




Colui che sa, può pronunciare la parola sconosciuta e incontrarmi sulla riva destra
Nico, All That Is My Own

Corridoi apparentemente senza uscita. Oscure segrete. Candelabri che illuminano pallidi volti. Ombre sulla soglia. Sibili di vento. Cigolii di cancelli. Nebbia e apparizioni improvvise. Sguardi allucinati. Passi cadenzati. Ritmi catatonici. Silenzi illuminanti. Seni nudi. Lesbismo. Vampirismo. La spiaggia come luogo magico e terminale. I fumetti erotici anni ’60 come la “Saga de Xam.” La pittura surrealista. Morbosità tardoromantiche. I romanzi di Jean Ray. Gaston Leroux. I serial di Feuillade. Il cinema di Georges Franju. Il risibile (in)volontario. Il gotico che si trasforma in avanguardia e che a sua volta incrocia la naivité dilettantesca di un teatrino parrocchiale. Gli strali negativi della critica che riducono il cognome di un regista in aggettivo denigrativo: rollinade. Il secondo lungometraggio di Jean Rollin è La vampira nuda, anche se il precedente Le viol du vampire, inedito in Italia, nasceva originariamente come mediometraggio. Lo stesso secondo film del cineasta francese giunge da noi solamente nel 1975. Il film racchiude alla perfezione i pregi e i difetti dell’“autore” Rollin. Ovvero una sinossi confusa e contraddittoria, una catalessi nei ritmi che annulla qualsiasi suspence, un’attenzione accurata al pop design (con particolare riferimento al vestiario delle interpreti femminili). I motivi di questi particolari tratti d’autore risiedono nella concezione del cineasta riguardo al soprannaturale. Come scrivono giustamente gli studiosi Roberto Curti e Tommaso La Selva secondo Rollin il fantastico è lopposto del soprannaturale: ciò che si snoda sullo schermo non è lordinato susseguirsi di una sceneggiatura, ma una serie di sequenze, talvolta completamente improvvisate, spesso incentrate sulla ripetizione di unimmagine-chiave.1 La trama è solo un pretesto per scatenare un florilegio di immagini lentissime dove ogni spettacolarità viene bandita e i pochi effetti speciali richiamano il cinema fantastico delle origini di Georges Méliès. Il ritmo sembra piacevolmente assente come nei lied per harmonium della femme fatale Nico. È l’occhio che gioca la sua ultima partita, ovvero quella del vedere, attività che spesso e volentieri si trasforma in un occhiale, capace di correggere la miopia di paesaggi ingiustamente cancellati dalle più convenzionali forme-spettacolo. La vampira nuda, così come Le viol du vampire, Violenza ad una vergine nella terra dei morti vivente, Vierges et vampires2, sono dei perenni tableaux vivant con variazioni minime, talora impercettibili. Questa sorta d’installazione gotico-fantastica è riscontrabile anche in oggetti più seriali e infimi come il terribile hardcore, Vibrazioni (Vibrations sexuelles, 1977), perfetto nella sua inebetita statica alternanza tra passeggiate e amplessi, spesso onirici da parte dell’inespressivo protagonista Alban Caray. Il basso e l’alto per Rollin non ha vertigine gerarchica. Poco importa delle sinossi a dir poco deliranti e scombinate, in particolar modo è degna di nota quella de La vampira nuda. Il giovane Pierre è deciso a scoprire che cosa sia accaduto ad una ragazza in fuga da misteriosi esseri coperti da maschere animalesche. Il padre del ragazzo, Radamante, è un ricco industriale, amante dell’occulto e appartiene a una setta che persegue il suicidio e il sacrificio umano per realizzare il sogno di procurarsi la formula dell’eterna giovinezza. Scoperti i piani misteriosi paterni, Pierre si unisce ai nemici del freddo e terribile capitalista: degli strani esseri ai quali le pallottole non fanno nulla. Erroneamente considerati dei vampiri da Radamante e dai suoi scienziati, sono degli esseri che hanno raggiunto l’immortalità e che possono guidare Pierre verso una via “superiore”. Forse perché i veri vampiri sono gli uomini. Accompagnato, spesso in forma di contrappunto, dalle partiture sperimentali di Yvon Serault, il film annichilisce qualsiasi desiderio di spettacolarizzazione in favore di una visione manichea in cui i buoni sono i freaks, ora i vampiri, ora gli extraterrestri, in una parola gli altri da noi.3 Il film è pervaso da uno spirito tardo romantico, decadente, a tratti ingenuo e commovente. Si veda ad esempio il succhiare il sangue sul seno da parte della presunta vampira verso un’altra donna… è una scena sensuale che non presuppone nessun possesso, ma una gratuità da parte della “vittima” nel darsi spontaneamente. Il lesbismo per il regista sembra essere un’arte superiore dell’amore. Lo stesso dicasi nel rapporto eterosessuale tra Pierre e la ragazza: sono casti abbracci, quasi in posa, da amor cortese. Ben diverso è invece il rapporto di Radamente con le sue schiave: le tocca, le palpa, le pizzica, come oggetti merceologici. Ma ne La vampira nuda c’è anche un’etica dello sguardo che sarà poi ricorrente nella filmografia di Rollin. L’utilizzo dei campi lunghi, così come i piani sequenza, rappresentano una visione contemplativa ed equidistante delle cose, degli esseri umani, degli ambienti, della natura circostante. Non c’è alcuna gerarchia razzistica in tutto ciò: un primo piano su un albero, un dettaglio su un antico portone hanno la stessa importanza di un primo piano di un attore creando così dei magnifici giochi estetici, ben sottolineati da Jacopo Coccia: I volti, le scenografie curate nel minimo dettaglio (perennemente in bilico tra interni art nouveau e location medievaleggianti), la costruzione dellinquadratura ed i cromatismi ricercatissimi: tutto è amalgamato in una seducente simmetria artistica, tipica e distintiva dellautore francese.4 Ma non sono solo i castelli, le ville antiche, i boschi misteriosi a essere dei topoi ricorrenti nelle opere di Rollin. C’è ad esempio la spiaggia di Dieppe, perfetto esemplificazione di luogo fuori dal tempo, limen tra un reale ancora comprensibile e l’immaginazione pura. Non a caso questa location ideale appare spesso e volentieri come conclusione del film con la smaterializzazione dei personaggi: ad esempio ne La vampira nuda, sparisce il malvagio Radamente, mentre nel successivo Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi a scomparire sono i vampiri con la luce del sole. Ma ricorrenti sono anche i volti di molti attori che ritorneranno nei futuri film del cineasta: da Michel Delahaye alle gemelline Catherine e Marie Pierre-Castel. La vampira nuda può essere considerato un secondo tassello di quel mondo chiuso adolescenziale nel suo crucciato autocompiacimento e nel rifiuto di ogni apertura verso lesterno, e il regista un eterno Peter Pan troppo scarso tecnicamente per mettere lucidamente su pellicola i propri sogni, eppure innegabilmente outré, scrupolosamente intento a sciorinare le proprie influenze e ossessioni.5 Ma è proprio in questa purezza d’intenti, accompagnati da un dilettantismo commovente e a suo modo sperimentale e da budget poverissimi, soprattutto per quanto riguarda le prime opere che Jean Rollin può essere considerato a buon diritto come un autoreprestatoal cinema genere, che affronta in maniera del tutto personale, preferendo la propria astratta poetica alle coordinate dellhorror: del resto, il suo è un cinema fantastico più che dellorrore. […] nonostante i budget spesso poveri a disposizione e gli attori non sempre allaltezza della situazione, Rollin è riuscito a costruire una dimensione erotico-fantastica degna di attenzione, ritagliandosi un posto di rilievo tra i registi di genere.6








1 Roberto Curti, Tommaso La Selva, Sex and violence. Percorsi nel cinema estremo, Lindau, Torino, 2003, 2007, p. 97. È lo stesso Jean Rollin, in un’intervista rilasciata a Gian Luca Castoldi a spiegare la differenza tra cinema horror e quello fantastico: Fantastiquevuol dire per me soprannaturale, onirico, mentre lorrore si identifica con ilgore”. Il gore non mi piace, a volte lo utilizzo in alcune sequenze dei miei film perché ne ho bisogno ma non amo far ricorso a scene sanguinarie, preferisco lirrazionale contenuto nel fantastico, al facile effetto. Potrei fare un filmfantastiquesenza alcun elemento horror. Ci sono dei film che ho girato, che sono dei thriller con elementi fantastici; quel genere di film mi piace, ma non lhorror. in “Amarcord. Il lato oscuro del cinema” n. 5 novembre/dicembre 1996, p. 5.
2 Conosciuto anche come Requiem of a vampire.
3 I vampiri (e le vampire) sono senzaltro una mia dolce ossessione. Sono personaggi che hanno una loro poesia, in un mondo che si è fatto violento e volgare risultano quasi innocenti, lunatici, allo stesso tempo seducenti, sensuali ed un posurreali. Non a caso io ho sempre voluto fare nel cinema quello che gente come Paul Delvaux o Max Ernst hanno fatto nella pittura: ho voluto creare delle situazioni surreali, strane, qualcosa che ha a che fare più col sognotalvolta con lincuboche con la realtà. Andrea Capizzi (a cura di), Jean Rollin: una vita tra le vampire, “Nocturno” dossier n. 1 giugno 2002., p. 30.
4 www.bizzarrocinema.it
5 Roberto Curti, Tommaso La Selva, Sex and violence, cit., p. 98.
6 Fabio Giovannini, Antonio Tentori, Eros e cinema fantastico, Datanews, Roma, 2004, p. 114.

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