sabato 5 marzo 2016

VERGINI E VAMPIRE di Michele Tosolini





 
Le viol du vampire, Viges et vampires e Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi rappresentano per Jean Rollin un trittico in cui l’autore traccia una sorta di manifesto artistico, sia dal punto di vista della forma cinematografica, sia per le caratteristiche con cui dipinge le vampire nude, protagoniste di questi tre film.
Come si è già visto una delle figure chiave della produzione cinematografica di Rollin, se non probabilmente la principale, è la vampira, alla quale il regista ha dato unimportante valenza poetica, che riassume la solitudine eterna dei non morti e l'ineluttabilità della loro condizione.1
In piena nouvelle vague Le viol du vampire, nonostante l’incomprensibilità della trama, conferisce in una cornice surrealista e dalla simbologia spesso oscura, un carattere inedito o quantomeno rivoluzionario del tema del vampirismo trattato come una malattia psicologica, tra l’altro trasmittibile. Rollin fa così dimenticare al pubblico il classico vampiro delle produzioni inglesi della Hammer, consegnandoci, con i successivi film sulle vampire nude, delle creature contaminate da un erotismo tragico morboso in cui la tristezza della solitudine e limpossibilità di mutare la propria esistenza maledetta obbliga le vampire di Rollin a nutrirsi anche dei loro stessi amanti, perdendoli per sempre.2
La saga delle vampire nude continua con il cimiteriale Viges et vampires dove l’autore mette di fronte i vampiri, creature fortemente pervase di erotismo ma in pratica sterili, con le due ragazze vergini, protagoniste della vicenda. In un atmosfera onirica che oscilla tra l’ambientazione gotica e alcune tematiche fortemente legate alla cultura hippie di moda in quegli anni. Rollin non traccia mai un confine definito tra bene e male, tra santo e profano: i vampiri sono creature ambigue, capaci di atti estremi come l’omicidio e la tortura, e le ragazze, evase da un riformatorio, appaiono tutt’altro che vergini. La prospettiva per entrambe è quella del matrimonio inteso come sacrificio di verginità e rito oscuro orgiastico, ma le due ragazze compiono scelte differenti, Michelle (Mareille Dargent) decide di unirsi ai vampiri, Marie (Marie-Pierre Castel) di perdere la propria verginità con un uomo per conservare la propria umanità.
Il tema della verginità ritorna in Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi, nel quale i morti viventi non sono zombi, ma non-morti, vampiri.
Con una trama zoppicante che ricorda vagamente Il mistero del castello (The Kiss of the Vampire, Don Sharp, 1963) della Hammer, Violenza ad una vergine narra la storia di una coppia di sposi, Lise e Antoine, che vanno a trovare dei parenti in un castello di famiglia. I due vengono accolti dalle giovani governanti, che li informano che i padroni di casa sono stati sepolti il giorno prima.
Lise decide di recarsi nel cimitero di famiglia, per omaggiare i cugini morti, qui, ancora vestita da sposa, incontra una donna completamente vestita di nero che prega sulle tombe. Con il contrasto tra le due figure femminili Rollin introduce così lo spettatore nella contrapposizione, seppur sapientemente mai ben definita, tra morte e vita, oscurità e luce, peccato e innocenza.
La sposa, di ritorno al castello, decide di non dormire con il marito e di non concedersi, rimanendo così vergine. In procinto di coricarsi, incontra, in un momento estatico ed onirico, una donna vestita vagamente hippie, Dominique, uscita dalla cassa un orologio a pendolo la segue fino al cimitero dove si sta compiendo un rito orgiastico vagamente lesbo. Rollin procede quindi per contrapposizioni, facendo preferire alla vergine Lise l’eros orgiastico al sesso istituzionale e matrimoniale.
Dominique la invita a partecipare al rito dicendole “Quelli che crediamo vivi praticano il culto della morte. Quelli che crediamo morti praticano il culto della vita.”
Il giorno seguente i due ospiti del castello apprendono che i loro cugini sono in realtà vivi. Questi si dimostrano divertiti dalle voci che li credono morti e spiegano che sono stati impegnati nello studio del culto di Iside e di un dio cornuto. Dopo una verbosa dissertazione teologica sul paganesimo, affermano che la loro famiglia è da secoli depositaria di questi saperi occulti. Rollin costruisce attraverso le loro parole una religione oscura, pagana, imperniata nella figura della Vergine Maria/dea Iside, popolata di un originalissimo pantheon di dei egizi (Anubi) e di miti pagani ebraici. I due cugini, infatti, affermano di esser stati dei cacciatori di vampiri, purtroppo sconfitti da Dominique, un vampiro errante, e vampirizzati a loro volta.
Mentre il marito Antoine, frustrato dalla castità forzata si abbandona ad un ménage à trois con le giovani governanti, Lise, frequentando Dominique acquista sempre più delle caratteristiche vampiriche come l’attrazione per il sangue e la fotosensibilità. Il processo di trasformazione sembra inevitabile per Lise che decide di accettare il dono della vita eterna attraverso il rito finale che la renderà in tutto e per tutto una vampira, ma la sera della cerimonia di iniziazione Antoine brucia le bare dei vampiri destinandoli a morte certa e sottrae loro la sua sposa, scappando.
Rollin riesce, pur con una trama ingarbugliata, a mescolare tematiche gotiche (il castello diroccato, il cimitero, il misticismo oscuro dei riti orgiastici, la presenza di personaggi misteriosi) con un espressività surrealista rimarcata da elementi psichedelici (il look di Dominique, la colonna sonora, l’erotismo non istituzionalizzato).
Violenza ad una vergine racchiude la ricetta di Rollin con cui ha costruito il suo cinema delle vampire: trama lineare ma spesso poco chiara, pochi effetti speciali sostituiti invece da una fotografia che rende le sequenze oniriche e surreali; ritmo lento, recitazione teatrale e troppo verbosa. Infine le vampire. Anche in questa pellicola tutte le donne si spogliano e tutti i personaggi vengono coinvolti in un commercio sessuale con le vampire. Addirittura i due padroni del castello, nonostante siano vampiri sotto il giogo della potente Dominique, ad un certo punto la violentano. L’unico rapporto non consumato è quello tra i due sposini, poco interessante in quanto scontato e istituzionale.





1 Fabio Giovannini, Antonio Tentori, Eros e cinema fantastico cit., p. 111.
2 Ibid.

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