domenica 14 febbraio 2016

DAI PRIMI CORTOMETRAGGI ALLE VAMPIRE NUDE di Michele Tosolini





Se l'amore per il cinema in Rollin sboccia in seguito alla visione de La maschera sul cuore (Le capitaine Fracasse, Abel Gance, 1942), dove scopre il fascino della narrazione fantastica, lo stesso regista individua in un evento fondamentale della sua adolescenza il momento in cui ha fatto i primi passi nella professione artistica. All'età di 15 anni riceve in regalo dalla madre una macchina da scrivere con la quale comincia ad esercitarsi nella scrittura e a scrivere le prime storie sotto forma di sceneggiatura. In quel periodo comincia a frequentare assiduamente i cinema di Parigi, diventa un grande appassionato di serial americani e un vorace lettore di fumetti.
I primi contatti con il mondo di celluloide e le sue tecniche risalgono proprio a quegli anni, quando trova lavoro presso l'azienda Le films de Saturne, specializzata nella creazione di titoli di testa o di coda, brevi cartoni animati o brevi documentari destinati ai circuiti privati dell'industria.
Durante il servizio militare Rollin continua le sue esperienze nella sezione documentaristica dell'esercito realizzando un documentario, Mechanographie, e un mediometraggio, La Guerre de silence.
Tornato a Parigi, continua il suo apprendistato cinefilo, insieme ad un gruppo di amici comincia a frequentare assiduamente la Cinémathèque française, dal 1955 trasferitasi in una nuova e più grande sala al 29 di Rue d'Ulm. Oltre a me - afferma l'autore nella sua autobiografia – c'erano Michel Delahaye, Claude Beylie, sovente anche Jean-Charles Pichon.1
Queste frequentazioni influiscono enormemente sulla formazione artistica, intellettuale e cinematografica di Rollin, già influenzata dall'elite culturale del tempo: le frequentazioni familiari giovano a Rollin alcune conoscenze importanti come Adré Breton, Georges Bataille, filosofo e scrittore, l'esistenzialista Maurice Blanchot, l'attrice Marianne Oswald.
Il suo debutto come autore si colloca proprio in quegli anni. Rollin trova un impiego come montatore presso la Actualités Française, un'agenzia di informazione che forniva alle sale cinematografiche degli spot informativi da proiettare prima dei film.
All' Actualités Française diventa subito amico dei cameramen che gli prestano una vecchia cinepresa 35 mm Maurigraphe: Si trattava di un modello mai commercializzato, pesava una tonnellata e ho potuto utilizzarla solo dopo aver effettuato personalmente una correzione della parallasse.2
Riunita una piccola compagnia, Rollin decide di girare il suo debutto a Pourville-les-Dieppe, una piccola località dell'Alta Normandia. Affascinato dalle leggende bretoni e dalla poesia di Tristan Corbière, il regista francese sceglie di girare il suo primo cortometraggio sulla spiaggia di questo paesino di pescatori affacciato sul gelido mare dello stretto di Calais.3
Filmato durante i fine settimana, Les amours jaunes (1958, 12', b/n), ispirato dall'omonimo componimento poetico di Corbière, fissa alcune tematiche presenti in seguito nell'opera di Jean Rollin, luoghi simbolici come la spiaggia, il connubio romantico uomo (poeta/marinaio) – natura (il mare, le scogliere), il surrealismo espressivo di una fotografia quasi onirica. In questo corto, inoltre, l'autore intreccia più piani espressivi: la suggestiva descrizione della solitudine dei luoghi e delle atmosfere viene accompagnata dalla lettura della poesia di Corbière, intervallata dalle immagini dei disegni di Fabien Loris.
Nel 1961 il regista francese comincia girare un secondo cortometraggio, Ciel de cuivre, che però, rimane incompiuto. L'anno successivo accresce la propria esperienza dietro la macchina da presa lavorando a Un cheval pour deux come assistente alla regia di Jean-Marc Thibault. Nel 1963 Jean Rollin ritorna alla spiaggia del suo esordio con la ferma intenzione di girare il suo primo lungometraggio: L'itinéraire marin. Scritto dallo stesso regista e impreziosito dai dialoghi firmati dallo scrittore Gérard Jarlot e da Marguerite Duras, conosciuti grazie al padre, quello che sarebbe duvuto divetare il primo long-feature di Rollin viene interrotto per mancanza di finanziamenti.
Nel 1964 l'autore viene chiamato a girare un documentario, Vivre en Espagne, sul generale Francisco Franco da un gruppo di anarchici francesi simpatizzanti della resistenza spagnola al regime del dittatore. L'esperienza si conclude molto velocemente con la cacciata da Madrid del regista e della troupe.
Ritornato in Francia, Rollin si dedica alla scrittura, realizzando il suo primo romanzo: “Les pays loins.” La scrittura, come l'arte figurativa (cinema, pittura, disegno, fumetto), è sempre stata una delle passioni che il regista non ha mai abbandonato. Il suo primo romanzo, di genere fantascientifico, diviene fonte di ispirazione per un nuovo lavoro dietro la macchina da presa. Nel 1965 firma il suo cortometraggio Les pays loin (17', b/n) in cui utilizza le forme narrative del genere sci-fi per raccontare la vicenda di un uomo e una donna oppressi da una società repressiva e totalitaria, costantemente braccati da una forza sconosciuta. Le atmosfere decadenti vengono sottolineate dagli effetti sonori e da una colonna sonora jazz.
La carriera cinematografica di Rollin alla fine degli anni '60 non è ancora decollata. Le difficoltà sono molteplici, ma soprattutto legate all'aspetto finanziario. Il regista decide di dedicarsi maggiormente alla realizzazioni di fumetti. In quegli anni viene pubblicato il primo fumetto per adulti in Francia: Barbarella di Jean-Claude Forest. Il successo spinge immediatamente Eric Losfeld, l'editore, a sfruttare il più possibile quel settore ancora poco battuto in Francia, cercando nuove opere inedite. Rollin, con Nicolas Deville, pittore e già suo scenografo, confeziona una graphic novel futuristica simile a Barbarella: la Saga di Xam.
Il ritorno dietro la macchina da presa coincide con una serie di eventi fortunati per Rollin. Il distributore parigino Jean Lavie chiede al regista un cortometraggio horror di 30 o 40 minuti da associare in una doppia proiezione a Cyclops il vampiro (Dead Man Walk, Sam Newfield, 1943) di cui aveva acquistato i diritto. Rollin presenta a Lavie la sceneggiatura di Le viol du vampire. Il film, considerato il debutto cinematografico dell'autore, è una delle pellicole più controverse dell'autore, anzitutto perché nasce come un mediometraggio, realizzato con un budget ridicolo, per il double-bill con il film di Newman, mentre in un secondo momento si richiede a Rollin di “allungare” il suo lavoro per confezionare un film a tutti gli effetti. Il risultato è un “melodramma in due parti” (come recita una scritta d'apertura) in cui la coerenza di trama tra la prima e la seconda parte (chiamate Les femmes vampires) viene del tutto snaturata tanto che alcuni personaggi riappaiono nella seconda parte dopo esser stati uccisi nella prima. Il successo del film, tuttavia, arriva, ma per ragioni politiche: Le viol du vampire viene proiettato per la prima volta proprio durante i tumulti del maggio francese del 1969. L'aderenza dei temi al periodo storico è certamente un fattore coadiuvante il successo di pubblico, ma a motivare 45 mila spettatori nelle sale parigine per il debutto di Jean Rollin è stata la scarsità di pellicole uscite in un periodo in cui molti distributori preferiscono attendere che si plachino le agitazioni sociali.
Se il risultato al botteghino premia Rollin, la critica lo massacra tanto da coniare il termine spregiativo “rollinade”, per indicare pellicole con una trama traballante, il ricorso al nudo femminile per “dare corpo” alla visione e l'aggiunta di sequenze surreali languide e pretenziosamente poetiche.
Le violcommenta lo stesso regista – è stato un grande scandalo a Parigi. Il pubblico impazziva letteralmente dopo la visione […] e la ragione principale è che nessuno riusciva a comprendere la trama. Ma c'è una trama, lo giuro! Ora, dopo molto tempo, ho capito che tutti si aspettavano una storia di vampiri. Il pubblico dell'horror al tempo conosceva solo i vampiri della Hammer mentre il mio film andava oltre l'idea classica vampiro.4
L'inclinazione surrealista e avanguardista di Rollin è in effetti molto forte già in questa opera d'esordio: la struttura narrativa è deragliante, i dialoghi talmente inutili da dare alle parole quasi un valore di “nonsense”, la recitazione è definibile dilettantistica (praticamente una semplice presenza dell'attore in scena), Le viol du vampire ci introduce in una visione composta da inquadrature accostate, da immagini ripetute o deformate, da suggestioni artistiche, da spazi metaforici e poetici sempre popolati da corpi nudi femminili.









1 Jean Rollin, MoteurCoupez! Mémories d'un cinéaste Singulier, Editions Elite, Paris, 2008, pp. 8-9. (Michel Delahaye è un attore francese, ha lavorato con Rollin ne La vampira e in Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi. Sua anche una comparsata ne L'ultimo tango a Parigi in una scena che, tuttavia, è stata poi scartata in sede di montaggio. Claude Beylie è stato critico cinematografico, saggista, professore di teorie del cinema alla Sorbona. Jean-Charles Pichon, scrittore francese, autore de Il faut que je tue Monsieur Ruman).
2 Ivi, pp. 26-27.
3 La spiaggia di Pourville-les-Dieppe ritornerà un molti film del regista, addirittura in un film con ambientazione newyorkese Perdues dans New York (1989).
4 Andy Black, Clocks, Seagulls, Romeo and Juliet, Cit.

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