Se l'amore per il cinema in Rollin sboccia in seguito alla visione de La maschera sul cuore (Le capitaine Fracasse, Abel Gance, 1942), dove scopre il fascino della narrazione fantastica, lo stesso regista individua in un evento fondamentale della sua adolescenza il momento in cui ha fatto i primi passi nella professione artistica. All'età di 15 anni riceve in regalo dalla madre una macchina da scrivere con la quale comincia ad esercitarsi nella scrittura e a scrivere le prime storie sotto forma di sceneggiatura. In quel periodo comincia a frequentare assiduamente i cinema di Parigi, diventa un grande appassionato di serial americani e un vorace lettore di fumetti.
I primi contatti con il
mondo di celluloide e le sue tecniche risalgono proprio a quegli
anni, quando trova lavoro presso l'azienda Le films de Saturne,
specializzata nella creazione di titoli di testa o di coda, brevi
cartoni animati o brevi documentari destinati ai circuiti privati
dell'industria.
Durante il servizio
militare Rollin continua le sue esperienze nella sezione
documentaristica dell'esercito realizzando un documentario,
Mechanographie, e un mediometraggio, La Guerre
de silence.
Tornato a Parigi,
continua il suo apprendistato cinefilo, insieme ad un gruppo di amici
comincia a frequentare assiduamente la Cinémathèque française, dal
1955 trasferitasi in una nuova e più grande sala al 29 di Rue d'Ulm.
Oltre a me - afferma
l'autore nella sua autobiografia – c'erano
Michel Delahaye, Claude
Beylie, sovente anche
Jean-Charles Pichon.1
Queste frequentazioni
influiscono enormemente sulla formazione artistica, intellettuale e
cinematografica di Rollin, già influenzata dall'elite culturale del
tempo: le frequentazioni familiari giovano a Rollin alcune conoscenze
importanti come Adré Breton, Georges Bataille, filosofo e scrittore,
l'esistenzialista Maurice Blanchot, l'attrice Marianne Oswald.
Il suo debutto come
autore si colloca proprio in quegli anni. Rollin trova un impiego
come montatore presso la Actualités Française, un'agenzia di
informazione che forniva alle sale cinematografiche degli spot
informativi da proiettare prima dei film.
All' Actualités
Française diventa subito amico dei cameramen che gli prestano una
vecchia cinepresa 35 mm Maurigraphe: Si trattava
di un modello mai
commercializzato, pesava una
tonnellata e ho potuto
utilizzarla solo dopo aver
effettuato personalmente una
correzione della parallasse.2
Riunita una piccola
compagnia, Rollin decide di girare il suo debutto a
Pourville-les-Dieppe, una piccola località dell'Alta Normandia.
Affascinato dalle leggende bretoni e dalla poesia di Tristan
Corbière, il regista francese sceglie di girare il suo primo
cortometraggio sulla spiaggia di questo paesino di pescatori
affacciato sul gelido mare dello stretto di Calais.3
Filmato durante i fine
settimana, Les amours jaunes
(1958, 12', b/n), ispirato dall'omonimo componimento poetico di
Corbière, fissa alcune tematiche presenti in seguito nell'opera di
Jean Rollin, luoghi simbolici come la spiaggia, il connubio romantico
uomo (poeta/marinaio) – natura (il mare, le scogliere), il
surrealismo espressivo di una fotografia quasi onirica. In questo
corto, inoltre, l'autore intreccia più piani espressivi: la
suggestiva descrizione della solitudine dei luoghi e delle atmosfere
viene accompagnata dalla lettura della poesia di Corbière,
intervallata dalle immagini dei disegni di Fabien Loris.
Nel 1961 il regista francese comincia girare un secondo
cortometraggio, Ciel de cuivre,
che però, rimane incompiuto. L'anno successivo accresce la propria
esperienza dietro la macchina da presa lavorando a Un
cheval pour deux come
assistente alla regia di Jean-Marc Thibault. Nel 1963 Jean Rollin
ritorna alla spiaggia del suo esordio con la ferma intenzione di
girare il suo primo lungometraggio: L'itinéraire
marin. Scritto dallo stesso regista e impreziosito dai
dialoghi firmati dallo scrittore Gérard Jarlot e da Marguerite
Duras, conosciuti grazie al padre, quello che sarebbe duvuto divetare
il primo long-feature di Rollin viene interrotto per mancanza di
finanziamenti.
Nel 1964 l'autore viene
chiamato a girare un documentario, Vivre en
Espagne, sul generale Francisco Franco da un gruppo di
anarchici francesi simpatizzanti della resistenza spagnola al regime
del dittatore. L'esperienza si conclude molto velocemente con la
cacciata da Madrid del regista e della troupe.
Ritornato in Francia,
Rollin si dedica alla scrittura, realizzando il suo primo romanzo:
“Les pays loins.” La scrittura, come l'arte figurativa (cinema,
pittura, disegno, fumetto), è sempre stata una delle passioni che il
regista non ha mai abbandonato. Il suo primo romanzo, di genere
fantascientifico, diviene fonte di ispirazione per un nuovo lavoro
dietro la macchina da presa. Nel 1965 firma il suo cortometraggio Les
pays loin (17', b/n) in cui utilizza
le forme narrative del genere sci-fi per raccontare la vicenda di un
uomo e una donna oppressi da una società repressiva e totalitaria,
costantemente braccati da una forza sconosciuta. Le atmosfere
decadenti vengono sottolineate dagli effetti sonori e da una colonna
sonora jazz.
La carriera
cinematografica di Rollin alla fine degli anni '60 non è ancora
decollata. Le difficoltà sono molteplici, ma soprattutto legate
all'aspetto finanziario. Il regista decide di dedicarsi maggiormente
alla realizzazioni di fumetti. In quegli anni viene pubblicato il
primo fumetto per adulti in Francia: Barbarella di Jean-Claude
Forest. Il successo spinge immediatamente Eric Losfeld, l'editore, a
sfruttare il più possibile quel settore ancora poco battuto in
Francia, cercando nuove opere inedite. Rollin, con Nicolas Deville,
pittore e già suo scenografo, confeziona una graphic novel
futuristica simile a Barbarella: la Saga di Xam.
Il ritorno dietro la
macchina da presa coincide con una serie di eventi fortunati per
Rollin. Il distributore parigino Jean Lavie chiede al regista un
cortometraggio horror di 30 o 40 minuti da associare in una doppia
proiezione a Cyclops il vampiro
(Dead Man Walk, Sam Newfield,
1943) di cui aveva acquistato i diritto. Rollin presenta a Lavie la
sceneggiatura di Le viol du
vampire. Il film, considerato il debutto cinematografico
dell'autore, è una delle pellicole più controverse dell'autore,
anzitutto perché nasce come un mediometraggio, realizzato con un
budget ridicolo, per il double-bill con il film di Newman, mentre in
un secondo momento si richiede a Rollin di “allungare” il suo
lavoro per confezionare un film a tutti gli effetti. Il risultato è
un “melodramma in due parti” (come recita una scritta d'apertura)
in cui la coerenza di trama tra la prima e la seconda parte (chiamate
Les femmes vampires) viene del
tutto snaturata tanto che alcuni personaggi riappaiono nella seconda
parte dopo esser stati uccisi nella prima. Il successo del film,
tuttavia, arriva, ma per ragioni politiche: Le viol
du vampire viene proiettato per la prima
volta proprio durante i tumulti del maggio francese del 1969.
L'aderenza dei temi al periodo storico è certamente un fattore
coadiuvante il successo di pubblico, ma a motivare 45 mila spettatori
nelle sale parigine per il debutto di Jean Rollin è stata la
scarsità di pellicole uscite in un periodo in cui molti distributori
preferiscono attendere che si plachino le agitazioni sociali.
Se il risultato al
botteghino premia Rollin, la critica lo massacra tanto da coniare il
termine spregiativo “rollinade”, per indicare pellicole con una
trama traballante, il ricorso al nudo femminile per “dare corpo”
alla visione e l'aggiunta di sequenze surreali languide e
pretenziosamente poetiche.
Le
viol – commenta lo stesso regista –
è stato un grande
scandalo a Parigi. Il
pubblico impazziva letteralmente
dopo la visione […] e
la ragione principale è
che nessuno riusciva a
comprendere la trama. Ma
c'è una trama,
lo giuro! Ora, dopo
molto tempo, ho capito
che tutti si aspettavano
una storia di vampiri.
Il pubblico dell'horror
al tempo conosceva solo
i vampiri della Hammer
mentre il mio film
andava oltre l'idea
classica vampiro.4
L'inclinazione
surrealista e avanguardista di Rollin è in effetti molto forte già
in questa opera d'esordio: la struttura narrativa è deragliante, i
dialoghi talmente inutili da dare alle parole quasi un valore di
“nonsense”, la recitazione è definibile dilettantistica
(praticamente una semplice presenza dell'attore in scena), Le viol
du vampire ci introduce in
una visione composta da inquadrature accostate, da immagini ripetute
o deformate, da suggestioni artistiche, da spazi metaforici e poetici
sempre popolati da corpi nudi femminili.
1
Jean Rollin,
MoteurCoupez!
Mémories
d'un
cinéaste
Singulier,
Editions Elite,
Paris, 2008, pp.
8-9. (Michel Delahaye è un attore francese, ha lavorato con
Rollin ne La vampira e in Violenza
ad
una
vergine
nella
terra
dei
morti
viventi.
Sua
anche una
comparsata
ne
L'ultimo
tango
a
Parigi
in una
scena che,
tuttavia,
è stata
poi
scartata
in sede
di
montaggio.
Claude
Beylie è
stato
critico
cinematografico,
saggista,
professore
di teorie
del cinema
alla
Sorbona.
Jean-Charles
Pichon,
scrittore
francese,
autore de
Il
faut
que
je
tue
Monsieur
Ruman).
2
Ivi, pp. 26-27.
3
La spiaggia di Pourville-les-Dieppe ritornerà un molti film del
regista, addirittura in un film con ambientazione newyorkese Perdues
dans New York (1989).

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